Alfasigma protagonista della sostenibilità ai Future Respect 2021

Alfasigma ha realizzato il suo primo Report di Sostenibilità nel 2020, rendicontando volontariamente il proprio impatto nell’anno precedente.

Il percorso intrapreso ha permesso di fotografare l’impatto di Alfasigma dal punto di vista sociale, ambientale ed economico, permettendoci di raccontarlo al Salone della CSR, alle comunità locali, all’interno dell’azienda, sui media e sui social media.


Inaspettatamente questo sforzo ci ha portato alla ribalta nazionale in ambito sostenibilità: prima il Rapporto di Sostenibilità 2019 è stato riconosciuto da Consumer Lab Alfasigma – ConsumerLab tra una delle 40 migliori rendicontazioni in Italia; poi Statista e Sole 24 Ore hanno inserito Alfasigma tra le aziende leader della sostenibilità in Italia (link: Per la farmaceutica la pandemia rilancia la sfida dell’equità – Il Sole 24 ORE).

Questi risultati sono frutto anzitutto di una lunga tradizione di attenzione da parte di entrambe le legacies (Alfa Wassermann e Sigma-Tau) alla filantropia e alla responsabilità sociale, ma la strada per raggiungere la sostenibilità è ancora lunga. Dobbiamo evolvere tanto in termini di impatto ambientale, di governance e di coinvolgimento dei portatori di interesse delle varie comunità in cui siamo insediati. Ma la partenza è certamente stata molto positiva e soprattutto l’entusiasmo trasversale delle colleghe e dei colleghi verso la sostenibilità, insieme all’ottimo lavoro svolto dai team in ambito di rendicontazione e all’impegno dei manager, è il miglior auspicio per continuare a migliorarci ancora di più.

Nel 2020 sono partite diverse attività che grazie ai suggerimenti e all’iniziativa delle singole funzioni – compatibilmente con l’emergenza covid – che si stanno ulteriormente concretizzando in questo 2021: dall’impianto di trigenerazione alle iniziative di solidarietà verso Caritas, CBM, le comunità locali, ANT, dall’impegno nei confronti dei nostri stakeholder primari ai prossimi progetti dell’A_MAB, passando per le iniziative di ricerca e sviluppo e innovazione tecnologica.

Oggi siamo presenti alla prima edizione di Future Respect, il Congresso dedicato al confronto tra le migliori pratiche e i casi di successo, criticità e strade possibili per la trasformazione sostenibile dello sviluppo, che in Italia stenta ancora a decollare, ma che alla luce anche del PNRR diventa un tea ineludibile. Sono oltre settanta gli interventi in programma dal 10 al 12 giugno 2021, altrettanti verranno pubblicati in un secondo tempo; un successo superiore ad ogni aspettativa.

L’evento è organizzato in presenza allo Stadio di Domiziano di Roma per gli addetti ai lavori, mentre per il pubblico si terrà in diretta sui canali social Youtube, Facebook e Instagram, dal sito future-respect.it e consumerlab.it.

APPROFONDIMENTO Future Respect 2021

Il Congresso vuole partire dalla realtà per dare un contributo effettivo alla trasformazione sostenibile dello sviluppo nazionale.

Secondo una recente indagine Istat (2020) tra 4,4 milioni di Imprese italiane, poco più di un milione è interessata ad avviare un percorso di “trasformazione sostenibile”; più precisamente il 68,9% si dichiara attenta a migliorare il benessere lavorativo, il 66,6% a ridurre l’impatto ambientale, il 31,3% a sostenere o realizzare iniziative d’interesse collettivo, il 29,4% a sostenere o realizzare iniziative a beneficio del tessuto produttivo del territorio, il 64,8% a incrementare i livelli di sicurezza all’interno dell’impresa o nel territorio in cui opera. In realtà solo una esigua minoranza di Imprese ha metabolizzato la necessità di questa radicale trasformazione e conquistato la flessibilità per aggiornarsi in maniera continua e capillare; infatti neanche duemila Imprese redigono un Bilancio di Sostenibilità, avviando in concreto il percorso della trasformazione sostenibile, rendicontandone l’andamento.

Un secondo paradosso è che oltre il venti per cento delle pubblicità parla di sostenibilità. Una sproporzione tra realtà e comunicazione, troppe parole, pochi fatti; gli impatti sono perlopiù autoreferenziali; piuttosto diffusa la fallacia che confonde le idee; insomma disinformazione che non aiuta.

Anche la stragrande maggioranza dei Cittadini Consumatori ha idee incerte e parziali sulla sostenibilità, ritenendola essenzialmente un fatto ambientale, clima e inquinamento; questo comporta l’assunzione limitata di quel ruolo determinante per cambiare le cose, che spetta a loro.

I dati elaborati da diverse fonti per il Congresso evidenziano due trend paralleli: crescono la consapevolezza dei cittadini e l’importanza della reputazione aziendale negli acquisti ma sono troppo poche le imprese che sanno come valorizzarle.

«La trasformazione sostenibile, quella vera – spiega Francesco Tamburella coordinatore del Comitato Organizzatore – è la chiave della competitività perché, come emerge da 16 ricerche realizzate tra il 2017 e il 2021, i Cittadini-Consumatori scelgono e sceglieranno sempre di più sulla base del merito e dei valori, diventando meno “convincibili” attraverso la pubblicità tradizionale, i testimonial e la rincorsa al prezzo più basso. Il COVID è stato un acceleratore che ha messo in evidenza la fragilità del nostro sistema. La necessità di equilibrio, di tutela delle risorse, di non considerare il profitto come l’unico fine dell’azione si sono fatte strada nella consapevolezza delle persone. I cittadini vogliono una società che si prenda cura delle persone».

Come emerge dalle pagine della tesi congressuale, il problema reale è che imprese e cittadini consumatori non si sono ancora incontrati: le prime redigono bilanci di sostenibilità complicati e spesso illeggibili, i secondi non ricevono le informazioni adeguate capaci di sensibilizzarli e renderli consapevoli a scegliere e premiare il merito. La soluzione è far incontrare le imprese e i cittadini-consumatori sul piano della trasformazione sostenibile, facendo uscire le prime dalla retorica del green-washing e facendo conoscere ai secondo le buone pratiche della sostenibilità.

Per cogliere risultati efficaci è necessario fare assieme alle imprese un grandissimo sforzo di comunicazione per raggiungere i cittadini-consumatori: più saranno informati, più sceglieranno secondo i meriti delle imprese, più la sostenibilità diverrà un valore competitivo che va ben oltre la

tutela dell’ambiente abbracciando legalità, progresso sociale e cultura civile. «La parola Sostenibilità è un paniere di significati, quindi messo da qualche parte fa la sua figura e certamente coglie qualche punto debole – sottolinea Francesco Tamburella – Le Imprese tendono a sfruttare il concetto senza attività reali e concrete; il risultato è la strumentalizzazione del termine, degradandone la portata, distorcendone il significato, impoverendone l’efficacia».

Ed è proprio con questo obiettivo che ConsumerLab ha ideato Future Respect, un Congresso per promuovere la cultura della sostenibilità con l’impegno di tutto il sistema economico, per rivedere tanto il modo di produrre quanto quello di consumare. Future Respect ha una grande ambizione: mettere insieme i campioni della rinascita per proporre riferimenti utili e aprire la strada a chi non vuole rimanere indietro e, allo stesso tempo, raccogliere valutazioni per dare risposte e cercare soluzioni con cui affrontare il futuro incerto e fragile, cominciando dalla crisi pandemica, di cui ancora non è stata centrata la genesi e misurato l’impatto. «Possiamo definire sostenibile un’Impresa quando dimostra di essere solida (crea valore), per bene (crea valore senza vizi occulti, danni collaterali e rischi non calcolati, nella legalità), lungimirante (pensa al futuro oltre che al risultato a breve) e generosa (condivide il valore creato con chi le permette di prosperare, impegnandosi nella coesione e nell’equità sociale); un identikit dell’Impresa che abbraccerà la trasformazione sostenibile emergendo competitiva dalla crisi del modello economico che il Covid ha accelerato ma non causato. Siamo ad una svolta che farà la differenza sul rilancio dell’economia italiana e sulla competitività del made in Italy nel mondo» conclude Francesco Tamburella.